
L’arte che si sviluppò tra il V e il IV secolo a.C. viene definita Classica e rappresenta l’età di massimo splendore della produzione artistica greca caratterizzandosi per la costante ricerca di bellezza ed armonia delle forme.
L’arte greca di questi secoli si definisce classica proprio perché sinonimo di eccellenza e superiorità formale riuscendo a raggiungere un equilibrio tra l’ideale di bellezza e quella reale. Senza alcun dubbio l’arte greca costituisce una delle più grandi rivoluzioni della storia dell’arte, poiché propone un’idea ed un concetto di bellezza che ad oggi è ancora parte dell’ideale comune occidentale in quanto gusto estetico, proporzioni, armonia ed equilibrio.
È possibile distinguere la produzione classica in due fasi, la prima del V secolo a.C. e la seconda, del IV secolo a.C. considerata una produzione “tardoclassica” poiché lontana dai canoni degli artisti del secolo precedente.
Nella produzione della seconda classicità l’arte si trasformò abbandonando i soggetti d’ispirazione tradizionale come l’eroe greco a vantaggio della rappresentazione dell’uomo comune e di composizioni drammatiche.

La scultura classica
La scultura rappresenta la parte più abbondante dell’intera produzione artistica greca pervenuta, in particolar modo per la predilezione della società verso la resistenza e longevità dei materiali utilizzati, in particolare marmo e bronzo. Tuttavia, parte dell’arte classica rinvenuta, non sono originali ma copie romane.
Il periodo classico nella scultura è sinonimo di Inimitabile Perfezione, attraverso la canonizzazione e la definizione matematico-anatomica delle proporzioni dei corpi che venne studiata analiticamente e resa nota dallo scultore Policleto, uno dei più noti del periodo classico e della scultura greca in generale.
La sua canonizzazione sosteneva che il corpo umano perfetto dovesse essere:
- Largo tre volte la larghezza della testa
- Alto otto volte la testa
- Il busto doveva avere una lunghezza pari a tre volte la testa
- Le gambe dovevano essere lunghe quattro volte la testa
Quindi secondo i canoni policletei il corpo doveva avere le proporzioni misurate in funzione della testa, andando a costituire un modello che rimase valido per millenni fino al Neoclassicismo del ‘700.
Tra le sculture più importanti del periodo, troviamo il Doriforo, simbolo della scultura greca e opera di Policleto.
Dell’artista non sono giunti a noi originali, ma solo copie romane. Il Doriforo, letteralmente “portatore di lancia” è l’incarnazione degli studi anatomici di Policleto, il quale introduce un sinuoso movimento ad S del corpo, che rende la scultura equilibrata e bilanciata da testa a piedi.
Un ulteriore innovazione fu il Chiasmo, che prevede una perfetta contrapposizione anatomica tra parti distese e parti contratte del corpo; rispettivamente al braccio sinistro piegato corrisponde la gamba destra distesa e viceversa attraverso un gioco di equilibri che conferiva alle opere un senso di movimento mai sperimentato prima.

Il Discobolo di Mirone, è un’altra opera simbolo del periodo. La scultura rappresenta un’atleta intento a lanciare il disco durante una competizione sportiva. L’atleta viene colto nel momento in cui sta per compiere una forte rotazione prima di scagliare il disco, con il corpo ripiegato su se stesso intento nel lancio. Il braccio sinistro è appoggiato sul ginocchio destro mentre il braccio dentro è completamente teso per ottenere più slancio in vista del tiro; il torso flesso in avanti ruota verso destra e verso il braccio sollevato.
Nonostante i muscoli estremamente contratti ed in rilievo, il viso dell’atleta è sereno e rilassato senza manifestare lo sforzo compiuto non perdendo però la resa e la fedeltà del movimento che sta per compiere.
L’opera del Discobolo è considerata una delle più reali e vive rappresentazioni di moto da parte di uno scultore classico, riuscendo ad esprimere l’idea del movimento seppur attraverso una rigida costruzione geometrica della posa come era solito fare. L’opera originale in bronzo è andata persa ma sono giunte a noi copie romane in marmo e in bronzo, ed in particolare la più apprezzata e fedele è ritenuta quella del Discobolo Lancellotti attualmente presente a Roma, al Museo Nazionale delle Terme.
Infine, la Seconda Classicità del IV secolo a.C. è ben rappresentata dall’Apollo Sauroctòno di Prassitele, che raffigura il Dio nelle sembianze di un adolescente impegnato a catturare una lucertola, allontanandosi dai canoni di perfezione nella raffigurazione di una muscolatura matura e dalla rappresentazione eroica a favore di una rappresentazione più umana e reale.
Il Dio viene rappresentato nell’atto del gioco, come un qualsiasi fanciullo, ponendo l’attenzione sulla componente umana piuttosto che su quella eroica e perfetta tipica della prima classicità.
Da un punto di vista formale la scultura presenta comunque l’eleganza del classicismo, ricordandolo nelle fatture anatomiche ma soprattutto nella sinuosità della figura del ragazzo che si poggia al tronco rendendolo quasi più fragile e delicato e non come un eroe o un atleta nel suo massimo vigore fisico considerato perfetto ed eterno.