
La vita
Antonio Canova, uno dei più grandi scultori del Settecento, nasce a Possagno, vicino Treviso, il 1° Novembre 1757, figlio di uno scalpellino impara i segreti del mestiere dal nonno paterno.
Da subito mostra il suo grande talento e viene mandato a studiare a Venezia dove frequenterà gli studi degli scultori più importanti realizzando le sue prime opere, una delle quali è il Dedalo e Icaro, un suo capolavoro giovanile.
Tra i maggiori committenti troviamo figure come Napoleone, la famiglia Asburgo d’Austria e la Corte Ponteficia, ed è proprio a Roma che Canova produrrà alcune delle sue opere più famose: Amore e Psiche, Le Grazie, ma anche numerosi soggetti mitologici come Venere e Marte. Canova divenne fin da subito uno dei più importanti scultori del Neoclassicismo, dando nuova vita all’ideale di bellezza classico lasciato in eredità. Influenza neoclassica che sarà sempre più evidente nelle sue opere come Teseo e il Minotauro, ma anche in Amore e Psiche ma anche Venere e Adone che gli regalarono una fama internazionale.
La corrente artistica
Il neoclassicismo nasce in contrapposizione agli sfarzi del Barocco liberando gli artisti dai canoni tematici imposti dai committenti e scegliendo liberamente i soggetti da rappresentare.
La scultura è senza dubbio la forma d’arte che si presta di più all’applicazione dei canoni e delle teorie neoclassiche, che ricercano la perfezione dell’esecuzione, composizioni equilibrate e bilanciate senza scatti dinamici.
I volti dei soggetti raffigurati sono solitamente imperturbabili avvertendo il legame diretto con l’idea di bellezza classica. I protagonisti delle opere non dovevano infatti mai mostrare le loro passioni o emozioni, venivano per questo raffigurati nel momento precedente o successivo all’azione tragica rendendo uniche le opere del periodo.
Le opere
Tra le sculture più famose dell’artista troviamo Teseo e il Minotauro (1781-1783), che può essere considerato il primo lavoro neoclassico dell’artista.
Teseo è l’eroe greco che sconfigge il mostruoso essere metà uomo e metà toro, che non viene rappresentato nel momento dello scontro ma alla fine, mentre medita sull’avversario, simbolo della vittoria dell’intelligenza sulla forza bruta. Viene considerata la prima opera neoclassica non solo per le proporzioni ideali ed armoniose ma anche come rappresentazione dell’uomo che non si lascia vincere dalle pulsioni. Anche il Minotauro viene raffigurato dall’artista con un corpo ben proporzionato ed equilibrato.
L’opera più conosciuta ed apprezzata di Canova è del 1787, Amore e Psiche, una rilettura del mito narrato da Apuleio.

L’artista raffigura il momento in cui Amore, l’amante di Psiche, sta per svegliare con un bacio la giovane Ninfa caduta in un sonno profondo per un castigo datole da Venere. I due amanti sono scolpiti nel momento in cui le loro labbra si sfiorano ed è una delle sculture più apprezzate della storia dell’arte proprio per l’intensità del momento catturato, per gli effetti di luce e per la morbidezza con cui Canova ha scolpito il marmo.
Un’opera totalmente diversa dalle precedenti, in cui l’artista non tenta di controllare pienamente le passioni, è l’Ercole e Lica (1795-1815).
Il semidio si scaglia con forza bruta contro il giovane Lica, responsabile per ordine di Deianira, la moglie di Ercole, di avergli portato una veste insanguinata appartenente al centauro Nesso che provocava a chiunque la indossasse fortissimi dolori. Ercole quindi preso dall’ira si scaglia contro il giovane per vendicarsi.
È una delle pochissime opere in cui il sentimento prevale sulla ragione, senza però far sì che questo scomponga l’opera che appare nonostante tutto bilanciata grazie ai due corpi che descrivono due archi perfetti e contrapposti.
Opere come questa attirarono critiche nei confronti dell’artista in particolare da parte dei neoclassici che non ammettevano delle forme d’arte che si allontanassero dagli ideali di semplicità e quieta grandezza lasciando spazio alle passioni.